Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Quello della maternità è sicuramente un periodo in cui la propria vita subisce un profondo cambiamento, dalla semplice gestione del tempo al modo di pensare sempre in funzione dei figli. Un periodo in cui occorre saper gestire se stessi e

mantenere sempre più una calma molto spesso vacillante. Un momento di vita certamente emozionante.
Ciò detto, l’intenzione di questo articolo è trasmettere consapevolezza al lettore (in questo caso lettrice), permettendo di conseguire una maggiore serenità nella gestione della propria vita lavorativa e familiare. A tal fine risulta utile dare le informazioni sul trattamento che lo Stato Italiano riconosce alle lavoratrici che stanno per diventare mamme.

Ancora una volta, per facilitare l’esposizione e la comprensione, si userà lo schema della domanda/risposta. Iniziamo.

 


Cosa è l’indennità di maternità?
L’indennità di maternità è una prestazione previdenziale che tutela le lavoratrici in situazioni di gestazione e/o parto.
In relazione a tali eventi, viene corrisposta, appunto, una indennità avente la funzione di tutelare la salute della donna e del nascituro, evitando di conseguenza che la maternità possa rappresentare una fonte di bisogno economico per la famiglia.
L’indennità è erogata dall’INPS ed è riconosciuta anche in caso di adozione o affidamento. La prestazione è erogata per un determinato periodo di astensione dal lavoro e non richiede requisiti minimi di contribuzione, ad eccezione per le lavoratrici domestiche e per le libere professioniste ( d.lgs. n°151 del 2001).


Chi ne ha diritto?
I soggetti beneficiari, in modo indistinto, sono le lavoratrici subordinate e le appartenenti alla categoria dei dirigenti. Tale diritto è stato progressivamente esteso anche alle lavoratrici autonome, alle libere professioniste e alle addette ai lavori socialmente utili.
Ha diritto alla prestazione anche il padre, quando sia costretto o abbia motivo di sostituirsi alla madre. In tal caso, si parla di principio della  parità di trattamento di entrambi i genitori, che ha giustificato motivo di esistere nella esigenza di protezione del minore. Il padre può avvalersi dell’indennità in questione in caso di decesso o di grave infermità della lavoratrice madre, di abbandono o di affidamento esclusivo del bambino.


Cosa è il periodo di astensione dal lavoro per  maternità?
Questo periodo corrisponde al tempo in cui la lavoratrice si astiene dal lavoro. Pertanto di parla di periodo di astensione obbligatoria e periodo di astensione facoltativa.
Il periodo di astensione obbligatoria va dai 2 mesi precedenti la data presunta del parto e 3 mesi dopo il parto, per un totale di 5 mesi.
Il periodo di astensione facoltativa va dai 6 mesi successivi all’astensione obbligatoria e fino al 6° anno del bambino. Può arrivare anche all’8° anno, se il reddito individuale del genitore interessato è inferiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione a carico dell’assicurazione generale obbligatoria.


Quali sono gli importi delle prestazioni corrisposte?
In caso di astensione obbligatoria (a), l’importo è pari all’80% della retribuzione globale giornaliera a cui va aggiunta la tredicesima e  gli altri premi o mensilità eventualmente spettanti per legge o per contratto.
In caso di astensione facoltativa (b), l’importo è pari al 30% della retribuzione effettiva.


Sono previsti ulteriori importi indennitari?
Si. In ogni caso, al termine del congedo di maternità, alla madre che ne fa richiesta, è corrisposto, per 11 mesi, un voucher per l’acquisto di servizi per l’assistenza all’infanzia (così come previsto dalla l. 208/2015).


Sono concesse delle estensioni?
Si. Per il primo anno di vita del bambino, la lavoratrice madre (il padre, nei limiti già visti), ha diritto a 2 ore giornaliere di permesso di allattamento, che raddoppia in caso di parto multiplo. Tale periodo risulta, per legge, equiparato alle ore lavorate.
In caso di malattia del bambino, secondo l’età e il tipo di malattia, sono concessi anche permessi e congedi indennizzati.
Se il bambino è portatore di handicap, la lavoratrice madre, in alternativa il padre, hanno diritto, entro il compimento del 12° anno di vita del bambino, al prolungamento del congedo parentale, per un periodo non superiore a 3 anni, a meno che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati (art.3 del d.lgs. n°119/2011).

 


Chi paga l’indennità?
Il pagamento è anticipato dal datore di lavoro, che poi conguaglia il relativo importo con quello dei contributi ordinari dovuti all’INPS. Provvede direttamente l’INPS per le lavoratrici agricole con qualifica operaia, per quelle assunte a tempo determinato, per le collaboratrici domestiche e familiari, per le lavoratrici disoccupate o sospese dal lavoro.


Queste, ovviamente, sono le risposte alle domande più comuni che ci giungono ogni giorno. Se hai interesse ad approfondire ulteriormente questo ed altri argomenti previdenziali, non esitare a compilare il modulo “Chiedi informazioni”  che trovi su questa pagina. Saremo ben lieti di fornire chiarezza ai tuoi dubbi. Se invece vuoi semplicemente tenerti aggiornato/a, segui la pagina Facebook di Assistenza Assicurativa, il progetto di utilità sociale, senza scopo di lucro, che ti consente di acquisire tutti quei comportamenti utili al raggiungimento dei tuoi obiettivi di vita.